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Ianira Pinesi

Ianira Pinesi

D.O. Osteopata

Ianira Pinesi

L’esperienza palpatoria mi accompagna da quando ero bambina. Dipingevo le finestre di casa, mi coloravo le mani, accarezzavo e pettinavo le Barbie, coccolavo il cane di turno che avevo tra le mani, spazzolavo e massaggiavo il cavallo di mio padre, correvo dietro ai gatti per poterli tenere in braccio ed ero il medico delle mie bambole, mi preoccupavo che stessero bene e le visitavo. Con la stessa innocenza e spontaneità mi dilettavo a fare massaggi, alla maestra delle elementari, alle amiche, ai miei familiari. Facevo ginnastica e iniziavo a scoprire la meraviglia del corpo umano, del movimento, dei muscoli. Tenevo ai miei addominali e un po’ meno allo stretching.
Amavo l’acqua, mi cullavo e rilassavo con i lunghi bagni, ma il nuoto mi annoiava, preferivo ballare.
Portavo l’apparecchio ortodontico, il corsetto alla schiena ed un periodo anche il gesso al braccio. Ma mi sentivo bene così. In fondo, in quel periodo avevo incontrato l’osteopatia è già ne ero attratta. Era il mio magnete, un’attrazione fatta di curiosità, di fascino e forse di vocazione, chissà, d'altronde ero piccola e volevo aiutare gli altri a stare bene. Avevo circa 12 anni, facevo già sedute fisioterapica di riabilitazione posturale ma il mio ortopedico di fiducia, persona speciale che merita tutta la mia stima e gratitudine, mi consiglia di continuare con l’osteopatia e accompagnarla a integrazioni funzionali con il Metodo Feldenkrais. La mia osteopata era una donna che emanava umiltà e magia, e con estrema semplicità rispondeva alle mie domande. Mi parlava della decompressione del cranio, delle anche in intrarotazione e delle coste in disfunzione. Ma quando le sue mani ascoltavano il cranio si apriva il mio mondo! Desideravo poter sentire sotto le mani i tessuti e i fluidi muoversi. Capito un giorno all’A.I.O.T per un incontro, osservo le immagini appese ai muri delle ossa craniche, osservo le aule fatte di lettini medici e non di banchi e sento qualcosa nel cuore. Forse si trattava di un desiderio che lanciava ancora segnali. Credo che già la mia scelta l’avevo fatta. Alle scuole medie amavo la matematica e la pittura, mi piaceva creare ma alla fine frequento il Liceo Scientifico. Anni pieni di emozioni contrastanti, anni che col senno di poi mi hanno permesso di guardarmi e comprendere il mio corpo, i miei malesseri e le mie somatizzazioni. Non ero un genio, tutt’altro ma tenevo talmente tanto a raggiungere i miei obbiettivi che mettevo tutto la durezza e solidità che le mie ossa potevano avere per diplomarmi con ottimi voti.
Confermo la mia scelta da bambina istintiva e inizio a frequentare l’Accademia italiana di osteopatia tradizionale di Pescara a tempo pieno. Sono stati anni di amore, sacrificio e nuove scoperte, anni in cui finalmente ho studiato quelle ossa del cranio appese ai muri, anni in cui ho instaurato legami profondi, anni in cui mi sono messa in gioco. L’anatomia mi affascinava e le materie osteopatiche venivano spiegate con così tanto amore e dedizione dai mie prof. Che non farle mie era impossibile. Dopo qualche anno Grazie ad un’amica mi avvicino allo yoga. Già da piccola ,quella meravigliosa donna che è mia madre mi aveva portata ad una lezione di yoga ma mi sembravano tutti strani e non capivo come il silenzio e la “staticità” potessero essere divertenti. Io volevo muovermi e saltare. D'altronde non comprendevo neanche mia madre quando parlava della meditazione o mi chiedeva cosa mi turbava se avevo mal di pancia, mi portava dall’osteopata se avevo dolore al piede invece che darmi un’antidolorifico. Tra madre e figlia funziona così, ero attratta dal suo modo di fare, ma non lo capivo. La prima lezione di yoga “da grande” è stata una rivelazione, la prima di meditazione un viaggio. Il mio maestro è stato la mia guida e grazie a questo incontro ho assaporato molti lati di me, mi affascinava la sua consapevolezza del corpo e insieme a lui ho iniziato a lavorare sulle emozioni. Facevo yoga e andavo a tirocinio, avevo i pazienti in clinica e sperimentavo i colori del mestiere. Ricordo il primo giorno in neonatologia. Ero cosi felice di poter trattare quegli angeli che mi sembrava un dono talmente grande da non poterlo meritare.
Ricordo il giorno della discussione della tesi come il più bello della mia vita dopo la nascita delle mie sorelle.
Inizia la vita lavorativa fatta di incontri speciali, naturali e spontanei, corono il sogno di aprire un centro osteopatico e alla domanda “con cosa fai il trattamento?” rispondo: con le mani e con il cuore.

Osteopatia
Tel. 335.1358087